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IMPROVVISAZIONE "RADICALE": EGO O GENIO

Improvvisazione ed evoluzione. L'improvvisazione intuitiva radicale è un "nuovo" modo di comporre, in tempo reale, una composizione veloce. Vi sono diverse opinioni contrastanti; certo è intuitivo che una composizione lenta abbia tutto il tempo di essere costruita a tavolino, analizzata, mutata e arrangiata più volte, in tempi e momenti diversi.


Tutto ciò non avviene nella cosiddetta composizione veloce dove, nel preciso istante che avviene l'enunciato sonoro, non si ha il tempo di programmare varianti alla composizione-improvvisazione. Eppure qui ci sono diversi fattori da considerare.


Un esempio: se la velocità di un brano è lenta, si ha la possibilità di anticipare un'idea improvvisativa, micro variazioni ritmiche sonore hanno il tempo di essere pre-sentite, "pre-scritte".

Al contrario un brano up time alla Parker, veloce, sarà quasi impossibile anticipare, "scrivere" nella mente, la successione del flusso sonoro. La composizione-improvvisazione avviene così: uno o più strumenti, massimo 7 od 8 (ci sono casi anche di intere orchestre) per un controllo e la possibilità dell'emersione di una voce solista, si prestano a improvvisare, comporre in questo modo. Ognuno, prima dell'inizio, deve pensare un proprio gesto, un movimento, il quale può essere lungo, corto, forte piano etc. Una volta partiti possibilmente tutti insieme, ognuno mantiene la propria idea e si cerca di fissarla per tutta la durata della composizione che, più in termini di forma musicale tradizionale, si intende come durata di tempo, tra i 5 i 10 o più minuti.


Uno degli obiettivi di questa pratica compositiva è l'uso di materiali non convenzionali, movimenti estranei all'uso convenzionale del proprio strumento e contestualizzazione e visualizzazione del proprio strumento sotto un'angolazione diversa. Tutti questi elementi fanno sì che il prodotto sonoro risulti di una estrema libertà: non c'è uno spartito, si cerca di costruire un dialogo tra i componenti rispettando le intenzioni di ognuno; si può partire con un fortissimo, un piano crescendo si può    terminare in decrescendo o in tutti forte o piano. Gli elementi melodici non sono definiti in un clichè come lo stesso l'armonia non rientra nei parametri di uso convenzionale.


L'estetica sonora può creare paesaggi inusitati, l'armonia tende ad essere più dissonante che consonante, in genere più che tonale si tende a costruire il flusso su una scala modale che viene presentata senza nessun predetto da chi propone per primo la propria idea sonora, più che melodica. Anzi, la melodia come noi la intendiamo è quasi assente.

Risultato? Dipende molto da quanta pratica e conoscenza gli esecutori hanno con questo modo compositivo. Per quanto mi riguarda viene annullato o quasi il concetto di bello, o comunque quel dato principale che la musica in generale tende a condividere a comunicare, quel piacere di condivisone e ascolto con il pubblico.


Si cerca più il dialogo con il partner che con il pubblico. Se questo dialogo porta buoni frutti, allora anche il pubblico ne potrà godere; altrimenti diverrà, come a me sembra, un marcato riferimento al proprio ego.

Il rischio è un fattore predominante, anzi viene considerato come fondamentale elemento per questo tipo di improvvisazione, ed è nell'abilità del musicista di rendere l'errore, l'imprevisto, l'improvvisazione, una manna dal cielo. Molte cose sono interessanti, ma ci vorrà ancora molto studio e ricerca per fondere questo modo compositivo- improvvisativo con il jazz.


Raffaele Califano

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